giovedì, 31 gennaio 2008


Telecronaca delle mie dimissioni di martedì.



Io mi reco nell'ufficio del grande capo, chiedendo che ci potesse essere anche la mia tutor. Picche, il mio capo mi dice che la mia tutor non verrà chiamata.

Già quindi abbastanza irritata, mi accingo ad esporre i miei motivi: semplicemente me ne vado. Perchè io non voglio lavorare in un posto dove non sono serena e dove ci sono persone che insultano soltanto. Richiedo quindi la presenza della mia tutor. Niente, mi dice la capa, perchè lei non c'entra nulla in tutto questo discorso.

Bene, allora io le dico che ho intenzione di andarmene.

La capa mi chiede quando. Io dico fosse per me anche da domani, ma posso stare ancora una settimana, tempo sufficiente per cercare qualcun altro.

Iniziano gli insulti...eccoli in ordine:

1 - sei una persona maleducata e irrispettosa, perchè il nostro accordo era di tre mesi e tu sciogli l'accordo prima con chie diritto poi, sei pure raccomandata. ok, sarai anche indietro nel lavoro, ma tre mesi te li avrei concessi qui, poi al massimo ti avrei consigliato di andartene e magari ti avrei anche aiutato a trovare un posto.

2 - tu prendi questa decisione solo perchè vivi ancora con i tuoi genitori, altrimenti non faresti questi capricci. ti auguro che un giorno, quando tu abiterai da sola, il tuo datore di lavoro ti lasci a casa da un giorno all'altro, perchè è quello che stai facendo tu con me ora. Tu come t sentiresti?

3 - chiamerò valentina che ti ha raccomandata per dirti di non farlo più perchè tu non vali un cazzo e lei fa solo una gran figura di merda nel raccomandarti e chiamerò anche stefano per dirgli che razza di persona sei.

4 - ti farò terra bruciata intorno, tu non lavorerai più nella comunicazione di moda.

 

Io le dico semplicemente che ho tutto il diritto di andarmene, perchè non ho firmato un contratto e nel periodo di prova le parti in questione possono sciogliere l'accordo quando vogliono. Le dico anche che io, se fossi un datore di lavoro e vedessi che la persona non funziona, nel periodo di prova la manderei via, non perchè sono stronza, ma perchè non voglio prenderla in giro tenendola tre mesi e poi dandole il benservito, perchè è inutile far perdere tempo e perdere tempo con qualcuno che in quel posto non si trova. Le dico che mi sono anche rotta le palle di sentirmi dire che devo essere sopportata per tre mesi, che sono un'ignorante e che non so fare un buco in un foglio. le dico che può telefonare a chi vuole, tanto le persone che mi hanno conosciuta sanno come sono e quanto valgo. le dico che rispetto il suo discorso ma non lo condivido, per cui non ritorno indietro nella mia decisione e la storia della terra bruciata non mi tocca minimamente.

 

Sono davvero felice di esseremene andata.

LaMiaMusica alle ore 14:42
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giovedì, 24 gennaio 2008

Di-vagando.


A Milano la mattina fa ancora molto freddo. Sciarpona, guanti, cappello di lana. Stivali, cappotto pesante e via. Attendere la mattina alle 7 e 30 il treno sulla banchina provoca ogni tanto qualche effetto positivo. Il venticello gelido dell'inverno ti accarezza il viso e ti sveglia, volente o nolente, dal tepore mattutino. Poi capita di incontrare qualche vecchio amico, qualche compagno di classe delle scuole medie o del liceo, allora ci si racconta tutto quello che non ci si è mai detto. Quei venti minuti, mezz'ora di viaggio in treno diventano preziosi, tanto da volerli vivere ogni giorno.


E poi si arriva a Milano, fra la folla di pendolari ammassata sul treno o sulla metropolitana, tutti perfettamente vestiti e profumati, pronti a vivere con tutte le energie possibili anche quella giornata.


Ci sono giorni in cui amo Milano alla follia. Come oggi. Con quel cielo azzurro, senza una nuvola. Con il primo sole tiepido, con i primi segni del disgelo. E proprio oggi mi sono concessa il lusso di una passeggiata prima di entrare in ufficio. Mi piace curiosare nei volti delle persone che camminano, ascoltando in silenzio stralci di discorsi, progetti, ansie. Mi piace immaginare e costruire le loro vite, magari nello stesso modo in cui fanno loro quando incorociano i miei occhi.


Ho conosciuto, in queste settimane estenuanti, una donna fantastica. Ha una trattoria a Milano, molto vicina al mio ufficio. Quando posso cerco sempre di pranzare da lei, perchè entrare nel suo locale mi fa stare bene, mi mette di buonumore e mi fa sentire a casa. Questa donna, questa mamma, è serena, ama il suo lavoro e trasmette anche ai suoi commensali la stessa energia. Cammina tra i tavoli salutando, suggerendo, invitando, chiacchierando e sorridendo. Un giorno si è seduta a chiacchierare con me e i miei colleghi: era una domenica e noi stavamo lavorando. Facce stanche, un po' tese..Non è stato difficile per lei capire che un dolce ci avrebbe tirato su di morale. Ce l'ha offerto. Ci ha chiesto se avevamo una mail: ci avrebbe aggiunto alla sua mailing per gli inviti delle serate a tema. Sono tornata a casa la sera, ho acceso come di consuetudine il pc..e ho trovato poche parole scritte da questa stupenda donna. Parole di incoraggiamento, parole che raccontavano la sua vita, i suoi sacrifici e la serenità che ora regna in lei. La soddisfazione di poter vivere la quotidianità. Credo di avere incontrato un extraterrestre.

LaMiaMusica alle ore 22:18
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martedì, 22 gennaio 2008

Lezione numero 2: la "troiaggine suprema" della tua tutor


Tutor, figura di riferimento per eccellenza. Luce nelle tenebre della conscenza, la mia tutor è il buio della conscenza, la nebbia nelle sere della Brianza, quella fastidiosa pioggerellina novembrina che ti entra nelle ossa e che vorresti spazzare via. Eccola, la mia tutor. Isterica come la bisbetica non ancora domata, terribilmente fastidiosa con il suo rumore di tacchetti che si avvicinano minacciosi alla scrivania, profondamente bugiarda per spiazzare la concorrenza. A te, sua schiavetta, si presenta imponente e sicura, fondamentalmente un po' "zoccola" nei modi di fare. Mentre fa il suo dovere ti guarda, ammiccandoti vistosamente e dicendoti: guardami, ecco come si fa questo lavoro, io conosco tutti i trucchi del mestiere, guarda e impara. Ma bada di stare bene alla larga dal fare troppe cose e bene. Perchè non è questo che vuole la tua tutor. La tua tutor non ti vuole formare, ti vuole fare impazzire. E condizione fondamentale, tu devi sempre rimanere sotto di lei.


Però la mia tutor piange di fronte al capo. Perchè la sua ragazza (cioè io..che poi non capisco perchè "sua"..comunque..) è un peso, bisogna starle dietro, bisogna osservare e controllare quello che fa e, insomma, si perde tempo dietro alla nuova arrivata..


Conclusione: la nuova arrivata viene declassata ad aiutare la ragazza del guardaroba. Ma non solo, oltre a tutte le attività del guardaroba, deve comunque stare dietro a tutto quello che faceva precedentemente accanto alla sua tutor come attività di ufficio stampa. Ora mi sovviene una domanda: ma se io ero lenta e poco efficiente prima, con tutto questo lavoro caricato sulle mie spalle, cosa pensano di risolvere?


Io ho pensieri sconnessi. Lo ammetto. Ma qui c'è gente che mi supera brillantemente...


LaMiaMusica alle ore 22:25
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sabato, 19 gennaio 2008

Le mie prime due settimane di lavoro sono state devastanti. Fisicamente e moralmente.



Lezione numero 1: i rapporti con le colleghe.


La mia sfortuna è quella di lavorare a stretto contatto con una donna. Che, oltre ad essere una donna, è una di quelle donne della peggior specie: si atteggia a superdiva per il fisico carino, si trascina dietro sè uno strascico dal momento che è stata definita responsabile della sezione prodotto, non perde occasione per umiliare l'ultima arrivata, che nel qual caso sono proprio io. (possibile che ho questo tempismo irrimediabilmente sbagliato?). Il suo essere superiore la porta a non rivolgere parola agli inferiori, ma a ordinare i compiti da svolgere attraverso un post-it giallo adibito a tale funzione. Nel caso estremo si debba rivolgere alla plebe, lo fa con un'educazione tale da lasciare sbalorditi i presenti. "Ehi, tu, stupida.." oppure "Tu non sai fare davvero nulla", o ancora "Non sei neanche in grado di fare un buco in un foglio". Terminando qui il lungo elenco di epiteti eccelsi che fuoriescono dalla sua bocca di rosa.


Domanda: ma le prime due settimane di lavoro, lei com'era? No, perchè, quando si arriva in un ufficio nuovo, dove comunque i compiti da svolgere sono differenti e i metodi altrettanto, ci vuole un minimo di tempo per ambientarsi e entrare nella mentalità dell'azienda. Beh, lei no, insomma, lei è un talento naturale. Stupida io che non l'avevo certo capito!


Richiesta: scusate, voi per caso avete notizie di uffici stampa che cercano personale? Se sì, per favore, contattatemi!


LaMiaMusica alle ore 16:08
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domenica, 06 gennaio 2008

Colloquio di lavoro, giovedì 3 gennaio a mezzogiorno, in mezzo alla neve, con la tonsillite che mi stava uccidendo e la speranza di venire presa, assunta etc e di iniziare a lavorare lunedì 7 gennaio. Primo giorno di lavoro, venerdì 4 gennaio. Secondo giorno di lavoro, sabato 5 gennaio.


Non commento ulteriormente perchè è già tutto abbastanza ridicolo così.


Solo una piccola nota informativa: venerdì sera, ore 21.00, tornando a casa dalla mia prima estenuante giornata di lavoro, attraverso come al solito la stazione per raggiungere la mia cara macchinina, parlando intanto al telefono con un'amica che mi chiede com'è andata la giornata. Il marciapiede della stazione non è illuminato, per fortuna non sono da sola a percorrere quel breve tragitto, altrimenti avrei paura. Di fronte a me, un piccolo tombino aperto non segnalato. Io ci finisco dentro, in un battibaleno, senza rendermene conto. Il cellulare con la mia amica dall'altro capo del telefono vola a cinquanta metri da me, io mi "gibollo" il ginocchio e il gomito destro, per non parlare delle dita delle mani, che ora sono ricoperte di microferite con pelle viva a vista che certo fa un po' schifo.


Le persone vicino a me mi soccorrono, neanche loro si erano accorte della presenza del tombino. Cercano di capire se sto bene. Io mi accerto delle mie condizioni, ringrazio, sorrido anche della mia sbadataggine, senza rendermi conto che il cellulare è sempre per terra, con la mia amica che urla il mio nome, in preda ad una crisi di panico.


Con la velocità de fulmine riprendo il mio telefono in mano, mentre la mia amica si accerta che io non sia morta o abbia avuto chissà quale malore. Le racconto in breve la storia, promettendo di richiamarla appena arrivo a casa.


Ride. Di gusto. E la notizia si sparge. Nel giro di un'ora ricevo circa una ventina di sms irrisori, ma fondamentalmente di amici che mi vogliono consolare della mia oggettiva jella.


Chi ben comincia...

LaMiaMusica alle ore 19:28
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sabato, 29 dicembre 2007

Era da un po' di tempo che sentivo la forte necessità di cambiare qualcosa. Navigando qua e là nella rete speravo di trovare qualcosa, un'immagine, un template, una fotografia, che mi chiamasse, come se volesse volontariamente diventare "mia". Così ho scovato questo spazio, caldo e confortevole, con una foto che un po' mi rappresenta. Una foto poetica, forse, che sento particolarmente vicina a me. Forse è proprio per questo che l'ho scelta.


Sono ritornata a scrivere qui dopo mesi di silenzio assenso, di presente assenza, dopo mesi di vita vissuta come un ossimoro, piena di contraddizioni che si accostavano e convivevano giorno dopo giorno. Non posso dare un nome a quella spinta al ritorno, forse semplicemente la necessità di sentirmi a casa mia almeno qui, in queste mura virtuali. Il tempo dedicato al lavoro mi ha tolto tanto, mi ha lasciato con una stanchezza latente che spesso portava via i miei momenti di felice attività celebrale. Seduta, magari ad oziare, accorgendosi poi di avere realmente sprecato del tempo che avrei potuto usare in altre attività sicuramente più proficue, almeno per il mio cervello. Sono sincera, non mi sono mai stancata come in questo anno. Non mi sono mai sentita così fiacca, così desiderosa di godere di qualche giorno di relax, così ansiosa di vedere arrivare il week end, scrollandomi di dosso il pensiero della settimana lavorativa. Non che il mio lavoro non mi piaccia, ma troppo spesso mi succhia vitalità, mi spreme completamente, per poi lasciarmi senza energie quando invece vorrei averne.


Pensavo che il mio periodo da "disoccupata" potesse deprimermi, creando in me una continua e insaziabile ansia da prestazione. Non è stato poi così traumatico: in fondo la ricerca di una lavoro è un'attività che occupa molto tempo durante la giornata e ho persino trovato il modo di crearmi spazi ad hoc solo miei, di cui forse sentirò la mancanza. Vivo quindi una costante contraddizione, fra la volontà di lavorare, di crescere e la volontà, invece, di coltivare il "mio orticello".


Tutti in questi giorni fanno bilanci dopo questo anno passato più o meno velocemente. A me non piacciono i bilanci, tirare conclusioni e cose di questo genere. Almeno non ne sento la necessità per quanto riguarda la mia attività di essere umano. Errori, sempre e comunque, scelte affrettate tante e momenti lasciati scorrere senza esserne pienamente partecipi e padroni, altrettanto numerosi. Visto da questo punto di vista questo mio anno giunto al termine sembrerebbe disastroso. E faccio anche a meno dei buoni propositi: vorrei sapere chi è mai riuscito a stare dietro a tutte le buone intenzioni prefissate nei primi giorni dei nuovi anni che ha vissuto. Io non ci sono mai riuscita. Ma non parlo solo di evitare peccati di gola, di seguire diete e diminuire di peso. Io personalmente, fino allo scorso anno, mi sono ripromessa di riconciliarmi con me stessa. Di essere meno intransigente nei confronti di chi mi circonda, di essere meno pignola e precisa fino alla nausea, di evitare sempre e comunque lo scontro diretto, di essere meno impulsiva mentre guido..Insomma, ogni anno, trovando un difetto in più al mio carattere, mi riprometto di riuscire a correggerne almeno un altro. I risultati sono sempre stati disastrosi.


Allora corro incontro a questo ultimo dell'anno con una certa tranquillità d'animo: non ho voluto avere il tempo per bilanci, nemmeno sommari, per evidenziare ancora una volta in modo pessimistico il mio caratteraccio e la mia poca dispnibilità al dialogo. Almeno con chi proprio mi irrita profondamente.


Quest'anno ho solo un'attività che mi impegna totalmente: cercare un nuovo lavoro..e viste le esperienze precedenti, non sarà attività a breve termine!

LaMiaMusica alle ore 17:13
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venerdì, 28 dicembre 2007

In questo Natale, sugli scaffali delle librerie, ho potuto trovare almeno una decina di libri che parlano, trattano e sventrano l'argomento del precariato..Forse siamo diventati famosi, noi precari????

Effettivamente è una vita fatta di punti di domanda continui e quotidiani, di sbattimenti continui e quotidiani, di ricerca incessante. Di risate amare, di sorrisi che aiutano a vivere in modo non nevrotico una situazione stressante e a volte troppo mortificante. Sorpattutto per il mio io, integerrimo io, spavaldo io, ambizioso io.

Ma è normale che dopo un anno e mezzo di lavoro, quando vado a fare dei colloqui, ancora mi offrano 300 euro al mese per sei mesi, e poi "si vedrà"?..Forse sono io ad avere un'attrazone fatale per le situazioni strane, inconsuete a voltre profondamente imbarazzanti e offensive nei confronti delle mie orgini (per chi non lo sapesse, sono metà lombarda e metà abruzzese..è la metà abruzzese, fondamentalmente terrona, di cui sono orgogliosa, che mi crea qualche problemino...)

Dovrei scrivere un libro, con un piglio sottilmente ironico, ma con morale finale. Un testo pedagogico non può prescindere dalla morale.

LaMiaMusica alle ore 17:02
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giovedì, 11 ottobre 2007

10 ottobre 2007

Domani sarà una giornata da "scivolare velocemente fra le dita". Ci sarà poca dolcezza in un ago che entra nel midollo, che lo esplora e lo viola, che succhia proteine malate. Ci sarà odore di ospedale, ci sarà quella nota acre nell'aria che intorpidisce i polmoni.

Ci sarà una donna impaurita. In silenzio. Sentirò scorrere nelle vene la PAURA.

11 ottobre 2007

L'ospedale fa paura. Lascia senza fiato.

Io ho avuto un momento di shock all'inizio..eravamo al reparto day hospital di ematologia. Non so cosa mi aspettavo, ma quando sono entrata non ho potuto fare a meno di notare che la maggior parte delle persone presenti avevano cappelli o foulard sulla testa, un cappello per proteggere capelli che non c'erano più. Avevano mascherine, perchè privi di difese immunitarie e quindi soggetti alle infezioni più banali che avrebbero potuto trasformarsi in catastrofe. E poi due donne mi sono apparse proprio fuori dall'ascensore: capelli cortissimi, occhi desiderosi di avere un sorriso di conforto e la speranza di non dover più tornare in un posto come quello. Per caso i miei occhi sono caduti su un signore di 84 anni, che oggi festeggiava il suo compleanno. Un signore dal sorriso simpatico, affabile, che sorrideva e dagli occhi sprizzava una gioia di vivere che non ho mai visto in nessuno. Questo signore è entrato a fare il primo esame del sangue con la mia mamma. Lì ho saputo che da cinque anni circa fa trasfusioni di sangue regolarmente, conosce l'ospedale forse meglio di casa sua. Le infermiere lo hanno abbracciato e gli hanno tirato le orecchie 84 volte per festeggiarlo. Gli hanno sorriso e gli hanno detto che oggi non avrebbe fatto trasfusione. Condizioni migliorate, guarda la casualità, o forse era destino, 3 chili acquistati e per oggi solo una giornata di festa normale insieme alla sua famiglia.
Sembrava un bambino per quanto era felice.

Mi sono sentita commossa. Emozionata.

Ho scritto sul mio taccuino da viaggio ogni cosa. Ho scritto non solo perchè forse mi esprimo meglio sulla carta che parlando, ma perchè in quel posto, in queste ore, mi sono accorta della vera sofferenza delle persone. Lì si respira aria di disinfettante, si vedono camici verdi, ci sono ricercatori internazionali che studiano casi gravi.
Ma si sente anche il frastuono del silenzio e della rassegnazione.

LaMiaMusica alle ore 19:20
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giovedì, 04 ottobre 2007

12 Settembre 2007

Risentita. Per un banale no. Sono difficile, sono cambiata, sono DONNA in modo diverso.

 

Odio il matrimonio, odio l'idea di un legame che con il tempo è prigione.

 

Cuore bucato come il gruviera. Arriveranno dei topi.

 

Sono un'insignificante stronza. Mi merito di rimanere con il culo per terra. Sono consapevolmente stronza. Il che è ancora peggio.

 

Il mio amore è come una motosega. Rumorosamente distruttivo, non per me, ma per chi mi sta intorno.

E' distruttivo credere che i tuoi genitori siano le persone migliori al mondo. Un giorno ti svegli e ti accorgi che da anni tuo padre si scopa altre donne, mentre tua madre ha continue crisi di nervi, nel tentativo vano di incollare per l'ennesima volta un quadro che ha perso troppi pezzi con gli anni. Bisogna avere il coraggio di buttare ciò che è inutile.

LaMiaMusica alle ore 22:18
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lunedì, 23 luglio 2007

I giorni scorrono impietosi, senza mai lasciarmi il tempo di fare tutto quello che avevo programmato.

In realtà, alcuni degli incontri che continuo a rimandare, probabilmente non avrei proprio voglia di concretizzarli, forse per una mia pigrizia, o forse perchè solamente ho paura dell'imbarazzo, del silenzio, di quelle frasi già fatte e di quei luoghi comuni che si usano per riempire spazi fra persone che non hanno più nulla da condividere. O che hanno perso le tracce del loro rapporto con lo scorrere del tempo. Mi chiedo come mai abbia perso per strada quella che è stata una delle mie migliori amiche al liceo. Mi arrivano semplicemente tante possibili risposte: abbiamo preso strade differenti, forse è uscita la sua vera natura che a me non piaceva, forse il suo ragazzo, ora marito, l'ha completamente rincoglionita, forse anche io ho lasciato che la cosa scivolase di mano senza avere nessun interesse a salvare un rapporto che si stava ammalando.

Credi di avere un'amica con la quale poter condividere tutto, con la quale non avere segreti. Solo dopo anni vieni a sapere che di segreti lei ne ha nascosti molti. Ti chiedi il perchè, ma non ti interessa neanche la risposta. Hai perso completamente stima in lei.

E un giorno, dopo anni di silenzio, arriva una sua mail: si è spostata  e vuole darti i confetti, vuole renderti partecipe della gioia del suo matrimonio. Io, che di matrimonio non ne voglio sentir parlare, che ho ancora una vita precaria, che amo intensamente l'uomo che mi sta vicino e con il quale vorrei convivere senza lasciarmi trascinare nel vortice di una cerimonia che può solo fare piacere agli altri e mettere in imbarazzo me, io, leggendo la sua mail, ho provato un estremo senso di pietà e di compassione. Perchè dovrei conidividere con lei una gioia che io non capisco? E soprattutto perchè si fa sentire? Io non sono invidiosa di lei, e il suo album di nozze, magari sciorinato durante un pranzo in un bar del centro di Milano, con tutto l'orgoglio di una mogliettina devota e precisa, a me non provoca invidia.

Forse sono io che vedo in lei, nel suo atteggiamento, qualcosa che non esiste.

LaMiaMusica alle ore 22:04
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